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Vitamina D bassa: cosa vuol dire davvero e quando vale la pena controllarla

Fine inverno, esame del sangue di routine, e nel referto salta fuori una riga con la vitamina D "bassa". Magari te lo dice il medico con un tono neutro, ma a te resta la domanda: è grave?

La luce del sole attraversa un balcone con piante e una sedia, in una giornata d’inverno.

Fine inverno, esame del sangue di routine, e nel referto salta fuori una riga con la vitamina D "bassa". Magari te lo dice il medico con un tono neutro, ma a te resta la domanda: è grave? Devo fare qualcosa subito? La risposta, quasi sempre, è che puoi respirare: è una cosa comune, soprattutto in questo periodo dell'anno, e nella maggior parte dei casi si sistema con calma, non con l'ansia.

A cosa serve la vitamina D

La produce la tua pelle quando prende il sole, in particolare i raggi che passano solo all'aperto, non dietro un vetro. Da lì aiuta il corpo ad assorbire il calcio, mantiene le ossa e i denti in salute, sostiene i muscoli e dà una mano al sistema immunitario. Un po' arriva anche dal cibo: pesce grasso come salmone e trota, alcuni funghi, il latte arricchito. Ma per la maggior parte delle persone il sole resta la fonte principale.

Perché in inverno scende

Con meno luce e meno tempo passato all'aperto, la pelle produce meno vitamina D, e i livelli nel sangue calano di conseguenza. È un andamento stagionale del tutto normale: si scende verso febbraio e si risale nei mesi caldi. Non è un segno che qualcosa non va nel tuo corpo, è fisiologia che segue le stagioni, soprattutto per chi vive in zone poco soleggiate o passa le giornate perlopiù al chiuso.

I sintomi da conoscere, senza allarmarsi

Qui vale la pena essere onesti: molti dei sintomi che si associano comunemente a una vitamina D bassa, stanchezza, dolori diffusi, umore giù, non hanno un legame così chiaro e diretto come si pensa. Un valore basso, da solo, in una persona che sta bene, di solito non dà segni evidenti.

I casi in cui la carenza si fa sentire davvero sono altri: se manca a lungo e in modo importante, le ossa possono indebolirsi e diventare dolenti, e nei bambini può interferire con la crescita ossea. Sono situazioni che il medico riconosce facilmente e che comunque restano rare.

Se hai sintomi importanti e persistenti, come stanchezza marcata o dolori diffusi che non passano, ha senso parlarne con un medico: non tanto per correre a un'idea, quanto perché quei sintomi meritano comunque attenzione, qualunque sia la causa.

Quando ha senso controllarla

Non serve dosarla a tutti, di routine, solo per curiosità. Ha più senso farlo se hai sintomi specifici, se rientri in gruppi a maggior rischio, oppure se il tuo medico ha un motivo preciso per chiedertelo. Se decidi di farlo, il periodo migliore è fra la fine dell'inverno e l'inizio dell'estate, quando il valore è più stabile e meno soggetto a oscillazioni brusche legate al sole dei giorni precedenti.

Chi tende ad averla più bassa

Alcune persone hanno più probabilità di trovarsi con valori bassi: chi ha la pelle più scura, che filtra di più i raggi solari; gli anziani, perché la pelle con l'età produce meno vitamina D; chi ha problemi di assorbimento intestinale, per esempio legati alla celiachia o a malattie infiammatorie dell'intestino; chi ha un peso corporeo più alto; e chi, semplicemente, sta pochissimo all'aperto durante la giornata.

E l'integrazione?

Se il medico ti consiglia un integratore, seguirlo ha senso: è un intervento semplice ed economico nella maggior parte dei casi. Quello che conviene evitare è improvvisare dosi alte per conto proprio, pensando che "di più fa meglio": non è così, e valori troppo elevati di vitamina D possono creare problemi tanto quanto quelli troppo bassi, in particolare a livello di calcio nel sangue e di reni.

Vale anche la pena sapere che, contrariamente a quanto si crede spesso, la ricerca su alcuni benefici attesi dagli integratori, come la protezione dalle fratture ossee nella popolazione generale, è più incerta di quanto il senso comune suggerisca. Questo non significa che l'integrazione sia inutile quando serve davvero, solo che non è una cura miracolosa da prendere a occhi chiusi.

Chi assume farmaci in modo continuativo, o ha problemi renali, di calcio alto nel sangue o calcoli renali, dovrebbe sempre chiedere prima al medico o al farmacista, invece di decidere da solo quanto e come integrare.

In sintesi

Una vitamina D bassa in inverno è, quasi sempre, una cosa normale e gestibile, non un campanello d'allarme. Se hai dubbi o sintomi che ti preoccupano, parlane con calma con il tuo medico: è la persona giusta per guardare il tuo caso specifico, non un valore isolato su un referto.

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